IL BAMBINO DI PLATONE

Francesco Margoni: IL BAMBINO DI PLATONE psicologia e filosofia a confronto sull’origine e lo sviluppo della cognizione morale. Le Due Torri, Bologna 2018, pp.172, Euro 17.50.
di Emanuela Cioccolanti

L’essere umano è per sua natura incline, cioè predisposto ad accogliere i concetti, alla base del suo coinvolgimento in una rete sociale, di bene e male? Come si possono spiegare le nozioni di immoralità, iniquità e disonestà? Il “Bambino di Platone, psicologia e filosofia a confronto sull’origine e lo sviluppo della cognizione morale”, quarto libro della collana di libri di Scuola Filosofica, edita da Le due Torri, curato da Francesco Margoni, si occupa di affrontare queste domande, su cui da tempo la filosofia si interroga.

E lo fa attraverso il confronto interdisciplinare che approfondisce un campo di conoscenza così complesso, quale quello dello sviluppo della cognizione morale, con l’obiettivo di diffondere tale conoscenza con un linguaggio fruibile e al tempo stesso rigoroso che si rivolge a tutti e in particolare a chi ha a che fare, quotidianamente, con la nascita, l’evoluzione e la crescita del pensiero morale: insegnanti, genitori, educatori. Negli otto capitoli che compongono il testo, gli autori ci accompagnano a esplorare i temi dell’ obbedienza all’autorità e ai valori morali, dello sviluppo dei concetti morali, dei giudizi sulla giustizia distributiva, a esplorare il tema, tanto attuale, dell’aggressività, dal giudizio morale al comportamento immorale, del contributo della psicologia sui concetti di moralità e religione e infine il tema del valore intrinseco della cognizione morale, cioè il rispetto dell’altro, come scoperta del valore sostanziale e straordinario di ciascuna persona.

Nel terzo capitolo, sullo sviluppo dei concetti morali, Margoni afferma che le scienze cognitive sostengono la presenza di schemi mentali di natura innata che hanno la funzione specifica di decifrare ed elaborare diversi tipi di giudizi morali.

In questa ottica, una prospettiva evoluzionistica ci orienta maggiormente nell’osservazione della struttura morale innata, per dirla con i termini kantiani dell’ultimo capitolo, prodotta, appunto, dall’evoluzione, e specifica dell’essere umano, e nella comprensione dei processi evolutivi che la influenzano e ne determinano il cambiamento di traiettoria. Con la possibilità di inserire questa visione in una cornice ancora più ampia, immaginando dei cerchi concentrici, che la riflessione interdisciplinare può aumentare e amplificare, come quella antropologica.

Da una parte quindi osserviamo una struttura morale innata, frutto dell’evoluzione, trasversale a tutti gli esseri umani, ma al tempo stesso non per forza percepita, da un punto di vista antropologico, in modo identico in tutte le culture, e dall’altra l’evoluzione e la crescita di tale struttura che attraversa le fasi dello sviluppo dei giudizi morali, in cui le abilità evolutive e l’appartenenza a un tessuto familiare, relazionale e sociale ne influenzano l’espressione. Molte sono le domande poste su come i bambini, per esempio, imparano e utilizzano nel loro procedere nella vita il concetto di cognizione sociale.

Forse l’ultimo capitolo, di Cosio, appare come un faro che orienta sull’essenza e sulla condivisione della moralità nelle pagine in cui l’autrice scrive “Del resto, in gioco qui c’è l’uomo stesso, con la propria educazione finalizzata a renderlo capace di esprimere pienamente se stesso, in quanto creatura autenticamente capace di vivere la morale ed essere la persona che può essere”. Nel rispetto di se stesso e degli altri. Emanuela Cioccolanti, psicologa psicoterapeuta EMDR.

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