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Recensione dei libri Dissociazione traumatica

Recensione dei libri Dissociazione Traumatica

BOON Suzette, STEELE Kathy, VAN DER HAART Onno (a cura di Giovanni Tagliavini e Gabriella Giovannozzi) (2013): La dissociazione traumatica: comprenderla e affrontarla, Mimesis, Milano, pp. XII + 480, Euro 44.00.

GONZALEZ VAZQUEZ Anabel (2013): I disturbi dissociativi: diagnosi e trattamento, Giovanni Fioriti, Roma, pp. 256, Euro 28.00

MITI Giuseppe (2013): I disturbi dissociativi della coscienza, Carocci, Roma, pp. 128, Euro 12.00 di Paola Castelli Gattinara

 

 

Questi tre libri, tutti usciti nell’arco di pochi mesi ci propongono uno dei temi più complessi e affascinanti della psicopatologia contemporanea: la dissociazione. La loro è una proposta sulla dissociazione rigorosa nell’analisi dei fondamenti scientifici, nella descrizione nosografica e nell’approccio clinico; inoltre, nella trattazione di Giuseppe Miti, è anche una proposta storica e culturale che questo fenomeno ha assunto in epoche diverse. L’esperienza del “dolore estremo”, così come la definisce nell’introduzione al libro di Miti, Giovanni Liotti, uno dei maggiori studiosi italiani dei disturbi dissociativi, viene declinata lungo diverse prospettive: quella relativa al suo inquadramento diagnostico, agli aspetti neurofisiologici che la sottendono, alle diverse modalità di cura e infine alla forma metaforica che ha assunto nel passato in diversi ambiti: religioso, filosofico, politico e antropologico.

Dal 1980 in poi, il rinnovato interesse clinico per la patologia post-traumatica ha portato a sottolineare il legame fra trauma e dissociazione, sviluppando moltissimo la ricerca in questo ambito. La dissociazione, infatti, viene strettamente collegata al trauma, inteso come l’impossibilità per il soggetto di organizzare psicologicamente l’esperienza che si trova a vivere. Questa esperienza inelaborabile rimane pertanto dissociata e si manifesta attraverso le vie espressive del corpo e della disregolazione affettiva. Il progredire degli studi sull’attaccamento e in particolare sull’attaccamento disorganizzato, unitamente all’accento posto da molti studiosi sulla natura relazionale della coscienza, mettono in luce l’importanza della storia di sviluppo quale variabile in gioco nel determinare un particolare predisposizione a produrre esperienze dissociative di fronte ad episodi traumatici.

Partendo dall’idea di coscienza come un’entità non unitaria ma come una pluralità organizzata di stati di coscienza, la dissociazione viene intesa come un disturbo a carico della capacità di integrazione che porta ad una frammentazione del senso di sé. Gli Autori illustrano, le due principali ipotesi che sono state utilizzate per descrivere i fenomeni dissociativi: quella del Continuum e quella del Detachment e compartmentalization. Entrambe queste ipotesi, pur implicando meccanismi sottostanti differenti, cercano di rendere conto della natura del rapporto fra trauma, memoria e dissociazione.

La dissociazione, intesa sia come categoria diagnostica, sia come insieme di sintomi, sia come processi patogenetici causati da esperienze traumatiche, viene trattata in tutti e tre i volumi con un taglio differente, ma complementare offrendo al lettore una panoramica completa di questa tematica in ambito psicopatologico. Miti si sofferma maggiormente sugli aspetti storico-teorici e di ricerca della dissociazione. Affronta il tema della memoria prendendo in esame anche lo spinoso problema dei falsi ricordi che ha suscitato, negli anni ’90, un ampio dibattito critico negli Stati Uniti. In particolare l’Autore ci offre una utile panoramica delle ricerche sperimentali mirate a definire dei criteri che possano indicare il grado di attendibilità delle memorie ricostruite. L’ultima parte del libro di Miti tratta il tema della dissociazione da un’angolatura particolare. Sulle orme di Janet che nel 1929 tenne delle Lezioni al College de France proprio su Le Possessioni e sullo Spiritismo quali forme della disaggregazione psicologica, l’Autore traccia una storia, lunga 500 anni, di come il fenomeno dissociativo fu usato dalla Sacra Inquisizione come forma di repressione e di controllo sociale. E’ la storia di uno dei periodi più bui della Chiesa Cattolica, che mostra come il fantasma del diavolo o dei demoni si riveli una realtà da esorcizzare e combattere “quando il male s’incorpora nel corpo della persona”.

La possessione incarnata stravolge completamente la personalità tanto che una persona diventa un’altra, ed è talmente incomprensibile e destabilizzante perché, questa altra personalità, si presenta quasi sempre nelle sembianze di un maligno o di una strega. La possessione, di là dell’interpretazione religiosa, che tuttavia è durata fino al 2000, quando Papa Giovanni Paolo II ha ammesso gli errori della Chiesa, è oggi riconosciuta dalla comunità scientifica come un disturbo dissociativo strutturale. Un traguardo che ha una sua storia nella psichiatria che parte dalle teorie di Mesmer di metà ‘800 sul ruolo sociale che queste manifestazioni ricoprivano, passando poi per la psichiatria fenomenologica di Jaspers del primo ‘900, fino alle attuali teorie corroborate dalla ricerca scientifica. Il volume di Anabel Gonzalez Vazquez e quello curato da Giovanni Tagliavini e Gabriella Giovannozzi, invece, approfondiscono le tematiche inerenti al processo terapeutico. La complessità del trattamento dei fenomeni dissociativi, dove sono implicati disturbi della memoria comporta un approccio clinico articolato, orientato per fasi, che tenga conto del corpo e dell’esperienza fisica come luogo privilegiato d’intervento. Il corpo, infatti, è la sede del ricordo traumatico, il quale rimane attivo anche in contesti non pericolosi e questo è il motivo per cui sono necessarie tecniche e strategie fondate sul non verbale. Tecniche che risultano essere particolarmente utili nei disturbi dissociativi gravi in quanto sono in grado di produrre un cambiamento a livello senso-motorio. La prima parte del libro di Anabel Gonzalez Vazquez offre un inquadramento nosografico dei sintomi presentando diagnosi e clinica dei quadri dissociativi in un continuo confronto critico con il DSM IV.

Nella seconda parte, invece, emerge lo spessore terapeutico e umano dell’Autrice nel trattare l’esperienza soggettiva delle persone che hanno subito molteplici eventi traumatici. Utilizzando una ricca esemplificazione clinica, viene descritto in modo chiaro e dettagliato lo schema generale del processo terapeutico e le diverse strategie di cura utilizzabili. Se il libro della Gonzalez Vazquez si costituisce come un manuale rivolto ai professionisti che si accingono ad affrontare la cura di individui così gravemente danneggiati dagli eventi sfavorevoli della vita, il volume curato da Tagliavini e Givannozzi si propone nella originale prospettiva di un manuale pensato per i pazienti stessi.

Il libro è frutto dell’esperienza pluridecennale di alcuni dei più importanti studiosi nel campo dei gravi disturbi dissociativi: Suzette Boon, Kathy Steele e Onno Van Der Hart. Coniugando insieme teoria e pratica clinica, gli Autori offrono strategie precise per affrontare i problemi post-traumatici come la regolazione somatica, la fobia degli stati interni, la difficoltà stare nel presente etc. Ogni capitolo tratta un argomento di apprendimento importante per il tema della dissociazione ed è corredato da esercizi concreti per aiutare il paziente ad allenare le nuove capacità che viene man mano acquisendo. Il manuale, si raccomandano gli Autori, va comunque utilizzato all’interno di un percorso psicoterapeutico individuale o di gruppo, ma ha l’importante pregio di offrire un protocollo terapeutico operazionalizzabile e pertanto validabile empiricamente.

 

Paola Castelli Gattinara

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