L’epistemologia della psicologia clinica

Stefano Blasi (a cura di): “L’epistemologia della psicologia clinica: Prospettive teoriche e metodologiche”, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2018, pp. 421, Euro 38.00

di Maurizio Ceccarelli


“Ogni volume rappresenta un viaggio, un viaggio personale (…) sin dai miei studi universitari sono rimasto colpito e profondamente turbato dall’esistenza di oltre 400 scuole di psicoterapia (…) riducibili a 5-6 grandi orientamenti, suddivisi al loro interno in varie sotto-scuole (…) come è possibile tutto ciò? Questo non accade in altre discipline scientifiche”.

 

 

Con queste parole Stefano Blasi, curatore del libro “L’epistemologia della psicologia clinica” (Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2018), inizia l’Introduzione al volume, e definisce con chiarezza il suo interrogarsi sul rapporto tra la molteplicità di prospettive pragmatiche relative all’ “oggetto-psicoterapia” -e la correlata molteplicità di prospettive teoriche relative all’ “oggetto-psicologia”- con l’unitarietà dei fondamenti che dovrebbero caratterizzare la psicologia come ambito di conoscenza di tipo scientifico e la psicologia clinica come ambito pragmatico discendente da quella conoscenza.

Gli interrogativi relativi alla definizione dei fondamenti della conoscenza scientifica caratterizzano l’epistemologia, da cui il titolo del volume. E’ proprio nell’ambito della moderna riflessione epistemologica che, come sottolineato in diversi contributi del volume, ogni prospettiva relativa alla conoscenza definisce e seleziona un “oggetto” di osservazione tra i possibili molteplici “oggetti del mondo”. I modelli teorici relativi all’oggetto ne formalizzano concettualmente la “natura”, ed è in base a tali modelli che si costruisce una metodologia di analisi che corrobora, tramite i criteri di controllabilità, protocollarità, oggettività, etc. dei dati di osservazione, la scientificità della conoscenza stessa. E’ grazie a questo rapporto tra livelli distinti e interconnessi del processo conoscitivo (epistemologico, teorico, metodologico) che si comprende il sottotitolo del volume curato da Blasi: “Prospettive teoriche e metodologiche”.

Il volume presenta numerosi contributi, i cui Autori sono esponenti di rilievo della cultura psicologica e psicoterapeutica italiana. In tal modo l’opera raccoglie un’ampia gamma di prospettive diverse, che definiscono le loro posizioni sul piano epistemologico, teorico, della prassi di intervento, della metodologia di osservazione e analisi dei fenomeni psichici, per cui il volume offre una preziosa e singolare rappresentazione dello stato attuale della cultura psicologica in Italia. Ogni contributo si caratterizza per la ricchezza e la complessità espositive, elementi del resto connaturati a tematiche tanto articolate, per cui si consiglia una lettura distribuita nel tempo per dar modo di apprezzarne e assimilarne i contenuti.

Rispetto al confronto tra le diverse prospettive, ciò che, a mio giudizio, emerge dalla lettura del volume attiene prevalentemente alle differenze tra contributi appartenenti a prospettive diverse, attinenti a modelli teorici che sostengono linguaggi, modalità di osservazione e analisi dei dati diversi. L’effetto prevalente della lettura del volume, in altre parole, è sovrapponibile al “turbamento” provato dallo studente Blasi… In alcuni contributi è però espressa la possibilità che tale diversità possa essere accolta all’interno di una unitarietà di “senso” della stessa, senso che potrebbe emergere volgendo l’attenzione al rapporto tra le caratteristiche, personologiche e psicopatologiche, del paziente e modalità di intervento: in altre parole, è la singolarità del paziente che può dar senso alla molteplicità delle prassi terapeutiche. Peraltro, un atteggiamento “fluido” nella prassi terapeutica, relativo all’utilizzazione di tecniche provenienti da prospettive diverse, sembra, oggi, caratterizzare settori sempre più ampi della pratica clinica, ma, come rilevato da alcuni contributi del volume, esso non appare sufficientemente sostenuto da una concettualizzazione della prassi che orienti il clinico nella scelta di setting e tecniche tramite il riferimento a modelli teorici che danno “senso” a quella scelta. Una simile operazione, tesa alla costruzione di un modello teorico della psiche in cui possano trovare adeguata collocazione i diversi “oggetti” appartenenti alle diverse “epistemologie” delle diverse prospettive psicologiche, appare, quindi, appannaggio del futuro. Nella costruzione di questo possibile futuro, i dati della ricerca relativi ai fattori comuni in psicoterapia, campo non a caso di primario interesse di Stefano Blasi, forniscono e forniranno i dati fenomenici su cui edificare un modello teorico della psiche unitario.

In quest’ottica, il titolo “l’epistemologia della psicologia clinica” veicola un desiderio, una speranza tesa a poter comporre l’attualità delle “epistemologie delle psicologie cliniche” in un quadro che le trascenda comprendendole.

Maurizio Ceccarelli,
Psichiatra, Psicoterapeuta, Direttore Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Training School di Roma e di Jesi

 

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